Bullismo e cyberbullismo

Una studentessa romana ormai all’università mi ha detto che le medie erano state per lei il periodo più difficile. Le ho domandato perché fossero stati anni così terribili dal punto di vista psicologico; lei mi ha guardato perplessa e ha risposto: “Psicologico? Quelli picchiavano, altro che psicologico!”.

 

Dal libro Ultimo banco di Giovanni Floris.

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Offese, minacce, estorsioni, sopraffazione, aggressioni, intenzionali e persistenti; spesso sconfinano nella violenza fisica e psicologica nei confronti di soggetti percepiti più deboli da parte di chi agisce da bullo, al cospetto di un pubblico di spettatori più o meno ristretto e più o meno partecipe.

 

Il bullismo, tuttavia, deve essere ben distinto e non confuso con altre diffuse violenze prodotte da devianze, criminalità, disagio giovanile e psicopatologie. Per essere contrastato efficacemente, come primo aspetto, quindi, si osserva che il bullismo deve essere ben conosciuto e, altrettanto bene, riconosciuto.

 

Un report pubblicato dall’Istat del 2015 è ancora oggi, nel 2019, una fonte alla quale ricorrono anche i più recenti articoli di cronaca; da questa indagine “Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi”, si traggono informazioni che aiutano a comprendere come il fenomeno sia molto più diffuso dell’immaginabile.

 

Nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle “tipiche” azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.

• Hanno subìto ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).

• Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord.

• Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di Cyber bullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).

• Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).

• Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra la vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo “diretto” e “indiretto” (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%).

• Il 23,6% degli 11-17enni che si vedono raramente con gli amici è rimasto vittima di prepotenze una o più volte al mese, contro il 18% riscontrato tra chi incontra gli amici quotidianamente.

• Il 63,3% dei ragazzi e adolescenti è stato testimone di comportamenti vessatori di alcuni ragazzi verso altri, nei 12 mesi precedenti. Il 26,7% dichiara di avervi assistito una o più volte al mese.

• Per difendersi dai bulli il 65% degli 11-17enni (60,4% dei maschi e 69,9% delle femmine) ritiene opportuno chiedere aiuto ai genitori e il 41% agli insegnanti (37,4% dei maschi e 44,8% delle femmine).

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Statistiche che spesso sorprendono per dimensioni, testimoniano una realtà in buona parte sommersa e le cui proporzioni, come di continuo dimostrato dalle cronache, tendono ad aumentare costantemente, evolvendo sopratutto sul versante mediatico, il cyberbullismo.

 

Lo stereotipo culturale che infanzia e adolescenza sono vissute all’insegna della spensieratezza contrasta di frequente con la realtà: la fatica di crescere è notevole e si tratta di un percorso che si svolge tortuoso, tra insicurezze e non isolate esperienze di fallimento.

 

Tutto questo non è certo novità dei nostri giorni, basti solo ricordare i comportamenti, alle elementari “Moncenisio”, tenuti dall’Umberto Franti nel romanzo Cuore di Edmondo De Amicis, il capolavoro ambientato nel lontano anno scolastico 1881/82; né si tratta di un fenomeno che si arresta una volta superata l’adolescenza o lasciando i banchi di scuola, considerato che il mobbing sembra composto da alcune similitudini, per quanto proiettate nel mondo del lavoro degli adulti. Tuttavia, esaminando i dati che precedono, risulta chiaro che il bersaglio siano specialmente i preadolescenti e gli adolescenti, spesso all’interno della scuola. Così prevenzione, attenzione, supporto alle dure prove che vivono le giovani vittime, si attende che giungano per primi dalla famiglia e dalla scuola.

 

Per la maggioranza dei ragazzi le strategie più adottate per reagire se si è vittime di prepotenze sono principalmente quelle di rivolgersi ai genitori, evitare la situazione, confidarsi con gli amici, chiedere aiuto agli insegnanti e confidarsi con fratelli e sorelle.

 

Anche le normative si adeguano, facendosi più attente e incisive. Un esempio è la Legge 71 del 29 maggio 2017 - Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo; le normative contemplano reati a querela di parte e procedibilità di ufficio nei casi di bullismo e cyberbullismo. Le vittime possono ricorrere alla richiesta di risarcimento per il grave danno esistenziale che possono aver subìto e si deve considerare come questi siano devastanti anche nel tempo, talvolta lungo l’intera vita.

 

Dalla primavera 2018 nelle province italiane è disponibile l’applicazione YouPol: scaricata l’app su uno smartphone, si può interagire con la Polizia di Stato inviando segnalazioni di testo e immagini che informano tempestivamente su episodi di bullismo e anche di spaccio di stupefacenti. Immagini e testo vengono trasmessi alla polizia, sono geolocalizzati e consentono un pronto intervento.

 

Un supporto specializzato viene offerto dall’associazione Telefono azzurro, attiva fin dagli anni ‘80 (telefono 1 96 96). Specifiche attività sono condotte anche dalla Onlus Moige – Movimento italiano genitori, organizzazione che dagli anni ‘90 agisce per la protezione e la sicurezza dei bambini, attraverso azioni di intervento e prevenzione sui problemi dell’infanzia e dell’adolescenza (telefono 800 93 70 70).

 

La sempre maggiore attenzione sociale sul tema, naturalmente non ha mancato di investire anche i social network e i social media. Un buon esempio viene dato da Facebook che pubblica sul suo sito la guida Aiuta un amico in difficoltà, dedicata a meglio salvaguardare il benessere emotivo di adolescenti e giovani adulti, spingendo ad aumentare la consapevolezza empatica riguardo alle persone con cui si convive.

 

A proposito di social e account di posta elettronica, è bene ricordare i divieti di età fissati in 16 anni dal Regolamento dell’Unione europea, adottati con criteri meno restrittivi in alcuni paesi, fra i quali l’Italia (D.L. 101 del 10 agosto 2018): l’età minima è posta a 14 anni e può essere ridotta a 13 con esplicita autorizzazione dei genitori. Quanto la normativa sia sottovalutata e disattesa è facilmente comprensibile dalle esperienze dirette di ognuno, oltre che dai fatti di cronaca che descrivono l’abituale utilizzo dei social da parte di adolescenti ben al di sotto di questi limiti: bambini!

Dalle scuole della Sardegna vengono proposte sempre più numerose e importanti iniziative sul tema che, anche nell’isola, non ha mancato di presentare episodi rilevanti. Un esempio è il cortometraggio realizzato da Simone Antonio Manca nel quale sono attori gli studenti del liceo scientifico e linguistico Emilio Lussu di Sant’Antioco. Il cortometraggio è visibile anche su YouTube.

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